PARIGI. Cercando di scavalcare una muraglia di 140 mila emendamenti proposti dalla opposizione, un record per gli annuari planetari dell'ostruzionismo, il primo ministro Villepin cerca da oggi di incassare il sì alla privatizziazione di Gaz de France, primo passo verso la contestata fusione con Suez. Ma deve guardarsi anche alle spalle perchè una parte dei deputati della sua maggioranza annunciano che voteranno contro, per nulla convinti della fusione. Li guida Dominique Paillè, assai vicino a Sarkozy, che con il primo ministro ha firmato una assai fragile tregua.
Perché vi opponete alla privatizzazione?
«Come il presidente Chirac anche noi ci siamo impegnati a non privatizzare Gaz de France, con una legge votata nel 2004 e oggi non c'è nessuna ragione per cambiare idea, soprattutto per soccorrere una società franco-belga che sarebbe sotto minaccia di una Opa ostile di Enel. E' una questione di principio. Io sono attento alla indipendenza energetica del mio paese e alla garanzia dei suoi approvvigionamenti. Ora il matrimonio Suez-GDF è un matrimonio tra trasportatori e distributori e non con un fornitore, quindi non da garanzie. Mettere insieme un grosso gruppo di gas è folle perchè l'attività attuale di Suez è circa il 40 per cento di quella di GDF, con in più gli obblighi di cessioni che l'Europa ci imporrà» (...)
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